Psicologa Roma
Lo sviluppo della genitorialità richiede un continuo impegno che ha inizio fin dal momento della gestazione, momento questo in cui la futura coppia genitoriale si troverà a sperimentare emozioni ambivalenti e gradualmente dovrà riorganizzarsi dal punto di vista psicologico per poter assolvere il suo nuovo ruolo.
Da figlio a genitore
Il passaggio dalla veste di figlio a quella di genitore, ovvero la transizione alla genitorialità, è un periodo accompagnato da cambiamenti e da vulnerabilità, cambiamenti di ruolo, sociali, psicologici e da un turbinio di vissuti emotivi che non sempre i futuri genitori sono in grado di vedere e soprattutto di accettare. Infatti l’idealizzazione sociale della gravidanza e della genitorialità rende più difficoltosa l’accettazione di pensieri e sentimenti spiacevoli.
I cambiamenti nella madre
La madre dovrà adattarsi inizialmente ad una serie di cambiamenti corporei; intraprenderà un processo di trasformazione dell’identità a partire dai cambiamenti del proprio corpo e coinvolgerà le sue fantasie e le emozioni nei confronti del bambino che nascerà.
Subito dopo il parto la donna sperimenterà il lutto dovuto alla separazione dal bambino che ha portato in grembo per nove mesi; la possibilità per la madre, di riparare la tristezza dovuta alla separazione può rappresentare un momento di snodo evolutivo perché le permette di entrare in contatto con il “bambino reale”.
La madre avrà la possibilità di superare il sentimento di perdita accudendo e prendendosi cura del bambino, tenendolo in braccio, accarezzandolo, soddisfacendo i suoi bisogni: con questi semplici gesti eserciterà delle funzioni preziosissime per il bambino stesso che così comincerà a sperimentare il contenimento che segna il confine del proprio corpo, le prime esperienze tattili che sperimenterà negli scambi con la madre metteranno il bambino in contatto sia con il proprio corpo, che con l’altro.
La fisicità e l’accudimento che avviene attraverso il corpo, nella relazione con il proprio figlio, è la prima e più importante forma di comunicazione perché permette al bambino di fare esperienza dell’Io corporeo a partire dal quale si svilupperà l’Io psichico, in un costante riferimento all’esperienza corporea.
Nascita di un nuovo equilibirio
Anche il padre, nel passaggio alla sua genitorialità, fa esperienza di cambiamenti psichici; questi movimenti interiori, in entrambi i membri della diade, saranno fortemente condizionati dal loro pregresso vissuto di figli nel rapporto con i propri genitori, dalle proprie aspettative rispetto al nuovo ruolo e verso il bambino stesso.
La genitorialità dunque è un percorso che richiede soprattutto di acquisire competenze emotivo affettive che permettano ai genitori di sintonizzarsi con i bisogni del bambino e prendersene cura.
Un percorso verso l'autonomia
Inizialmente la funzione materna sarà quella di entrare in empatia con i bisogni del proprio piccolo sintonizzandosi con i suoi bisogni fisiologici ed emotivi, appagandoli prima che questi creino fastidio ed angoscia al piccolo. La madre si trova in uno stato psicologico particolare che ha inizio durante la gravidanza e che le permette di “mettersi al servizio” del bambino.
Superati i primi mesi, quelli della dipendenza assoluta del bambino dalle cure materne, la madre comincerà ad inserire delle piccole e graduali frustrazioni affinché il bambino cominci ad incontrare e fare esperienza del mondo: dovrà imparare a tollerare gradualmente l’assenza della madre che pian piano ricomincerà a ritagliarsi del tempo per se stessa, per la propria vita lavorativa e sociale.
La funzione contenitiva
La madre dovrà assolvere nelle prime fasi di vita del bambino alcune funzioni: contenerne le tensioni e le angosce del neonato per potergliele restituire in una forma che per lui sia più tollerabile. L’abbraccio ed il contatto corporeo con una madre che cerca di tranquillizzarlo, quando il bambino fa esperienza dei primi mal di pancia, stempererà le sue angosce, lo farà sentire protetto, arginerà le sue sensazioni spiacevoli.
Un neonato che non fa “buona” esperienza del contenimento materno sarà sopraffatto dalle sue angosce.
Lo sguardo materno
I comportamenti della madre fra cui il sorriso, le vocalizzazioni, il contatto corporeo e lo sguardo sono importantissimi per lo sviluppo cognitivo ed emotivo del bambino: è nello sguardo della madre che il bambino trova il primo riconoscimento del suo essere. Il neonato che guarda gli occhi della madre e si riconosce in uno sguardo amorevole, affettuoso che lo farà sentire desiderato e amato, trarrà da questo sguardo un rispecchiamento narcisistico.
Il ruolo paterno
Molto importante in questa fase è anche la presenza del padre che funge da “custode” dello spazio di unione madre-bambino, sostenendo e rinforzando la propria compagna nella relazione con il figlio, rendendo favorevoli le condizioni di incontro e di legame tra madre e bambino.
Il padre deve inizialmente rendere possibile l’unione simbiotica della diade madre-bambino e successivamente, superati i primi mesi, deve inserirsi a poco a poco in questa unione. Il padre dunque, dapprima unifica e successivamente separa.
Ciò permetterà anche a lui di costruire il proprio territorio di relazione con il figlio, facendogli in questo modo un dono prezioso. Il bambino comincerà quindi a fare esperienza della presenza di un confine tra sé e la madre e si riconoscerà come individuo separato da lei, si aprirà al mondo, inizierà a fare esperienza delle prime frustrazioni. Il padre predispone in questo modo il figlio all’esperienza della perdita e della separazione, favorisce il processo di separazione-individuazione che permetterà al bambino di incontrare se stesso come individuo separato dalla madre.
Una coppia al servizio del bambino
La rottura della simbiosi madre-bambino sarà un bene anche per la coppia stessa, poiché la madre si staccherà da questo iniziale rapporto esclusivo con il figlio e riprenderà ad essere donna, compagna, moglie, riappropriandosi dei propri spazi.
Ciò che è necessario per lo sviluppo del bambino è la possibilità di fare esperienza di entrambe le funzioni genitoriali, poiché funzione materna e funzione paterna apportano aspetti differenti e la compresenza di esse rende possibile lo sviluppo psicologico, cognitivo ed affettivo del bambino.
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Bibliografia
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